USI – Accademia di architettura, Mendrisio
Selektives Verfahren
19 Via Alfonso Turconi, 6850 Mendrisio
Publikationsdatum
23.03.2016
Auftraggeber
Università della Svizzera italiana – Accademia di architettura
SIA 142
Galerie
Auftraggeber & Jury
Fachrichter
- Marc Collomb (architetto, dipl. EPFL direttore Accademia di architettura, presidente della giuria),
- Walter Angonese (architetto dipl. IUAV),
- Aurelio Galfetti (architetto, dipl. ETHZ),
- Marianne Burkhalter (architetto, dipl. ETHZ),
- Pia Durisch (architetto, dipl. ETHZ),
- Carmine Navarra (ingegnere civile dipl. ETHZ, rappresentante EOC),
Sachrichter
- Piero Martinoli (presidente USI),
- Albino Zgraggen (segretario generale USI),
Wettbewerbsresultat
Estratto dal rapporto della giuria
Obiettivi del concorso
Il concorso si pone l’obiettivo di individuare l’edificio che meglio potrà rispondere alle nuove esigenze del Campus dell’Accademia di architettura compatibilmente con le preesistenze monumentali e le indicazioni ISOS.
Il numero di iscritti presso l’Accademia di architettura ha raggiunto il suo tetto massimo: 800 studenti (dottorandi esclusi).
Il futuro della biblioteca (attualmente ubicata nell’edificio provvisorio in legno) prevede una capacità di 150'000 volumi, sale di lettura e studio.
Una delle necessità dell’Accademia è quella di riunire e concentrare più funzioni della Scuola.
Critica
Amarcord (1. rango / 1. premio)
Il progetto si qualifica per due chiare e precise scelte urbanistichearchitettoniche che sono:
- sul piano urbanistico-paesaggistico la definizione di un ampio vuoto, compreso tra il nuovo teatro dell’architettura e la chiesa dei Cappuccini, vuoto che lascia completamente aperta sul paesaggio a nord-ovest, la facciata del palazzo Turconi. Questo grande vuoto diventa lo spazio di connessione dei quattro edifici, i due citati, il futuro nuovo edificio per l’ingrandimento del Turconi e il Turconi stesso. L’equilibrato rapporto tra i quattro volumi è molto ben rappresentato dalle facciate diversamente colorate della tavola campus-piazza 18 paesaggio, tavola che da sola, sinteticamente, esprime le idee guida del progetto.
- sul piano architettonico il progetto propone un unico grande spazio interno fino al livello -4.00 metri, perfettamente connesso con l’entrata del Turconi (Foyer) e con il nuovo teatro dell’architettura.
La sua copertura, con quattro lunghi shed, di un’altezza limitata a misura di un uomo, qualifica i percorsi tra le aree residue tra i quattro edifici (Teatro, Turconi, Chiesa e spazi per la didattica) offrendo viste interessanti sui paesaggi vicini e lontani e simultaneamente sul grande spazio interno.
La sintesi tra lo spazio interno e lo spazio esterno, che si realizza attraverso la trasparenza degli shed costituisce l’elemento più significativo del progetto. La giuria ritiene che tale presenza, attraverso leggere modifiche delle dimensioni e della geometria, possa ancora essere migliorata, soprattutto per quanto riguarda il fronte a valle del nuovo edificio, il cui potenziale di qualità architettoniche, non sembra ancora completamente espresso. L’organizzazione di tutte le aree e le destinazioni richieste, sotto un ‘unica struttura che concede una notevole flessibilità, costituisce uno degli elementi più convincenti di questo progetto, La giuria infatti apprezza molto la flessibilità sopra citata ma anche le circolazioni e i collegamenti tra i nuovi spazi e quelli del Turconi e del Teatro come pure la grande qualità dell’illuminazione naturale.
La giuria ritiene che, in considerazione dell’essenzialità e pertinenza di tutti gli aspetti e di tutte le relazioni sopra citate il progetto “Amarcord” debba essere il progetto vincitore, del quale auspica e raccomanda la realizzazione.
Taglio di luce e vista (2. rango / 2. premio)
Il progetto si declina anche con un approccio topografico. La giuria apprezza l’impostazione che ritiene sensata e opportuna per il sito. Il nuovo edificio instaura relazioni spaziali con gli edifici preesistenti – il Teatro dell’architettura, il palazzo Turconi ed la chiesa dei cappuccini – che definiscono lo spazio aperto di quest’area, corrisponde al concetto insediativo, e cerca di potenziarne le qualità spaziali.
Partendo da via Bolzani un percorso si estende in direzione del palazzo Turconi. Lungo questo percorso, che - dopo aver attraversato l’edificio con un portico, per poi raggiungere una scalinata pubblica - arriva agli atelier/laboratori ed in fine al grande piazzale/terrazza dove si trovano, sia l’ingresso al Teatro dell’architettura, sia al passaggio che conduce al parco e alla Villa Argentina.
Dagli spazi atelier, situati nel primo livello interrato, si raggiunge direttamente - tramite un percorso coperto - il piano terra di palazzo Turconi. Verso sudovest, sempre sulla stessa quota, si arriva all’aula magna situata nel teatro dell’architettura.
Queste connessioni sono di grande importanza per il funzionamento del nuovo edificio, garantendo le necessarie sinergie. Verso nordest un cortile aperto - simile ad una grande fessura tagliata nel terreno - delimita l’area e garantisce l’illuminazione degli atelier di progettazione situati nel primo livello, nonché delle aule e degli uffici, situati nel secondo livello interrato, alla quota di via Bolzani, formando una sorta di cortile utilizzabile per attività all’aperto.
La copertura dell’edificio rimane uno spazio pubblico (terrazza giardino), anche se il cortile verso nordest lo separa fisicamente – forse in modo eccessivo - dalla chiesa dei cappuccini e dalla camera mortuaria.
Al terzo livello interrato sono ubicati i magazzini e gli spazi di deposito, che funzionano in maniera autonoma.
Nonostante l’alto livello concettuale e dialogante del progetto, la giuria ritiene che per alcuni aspetti la qualità architettonica degli spazi per la didattica sia compromessa dalla radicalità della scelta. La giuria apprezza nonostante questo la chiarezza e la precisione del progetto.
Aula (3. rango / 3. premio)
Il progetto “Aula” si qualifica per l’essenzialità della struttura in cemento armato che permette, anzi genera, una sintesi perfetta tra le qualità degli spazi interni e quelli esterni compresi tra gli edifici esistenti e il nuovo.
Un’ulteriore qualifica, molto importante, è realizzata dalla forte limitazione dell’altezza (altezza minima) del nuovo edificio che permette di lasciare al Turconi tute le viste sulla città e sul paesaggio.
Uguali qualità architettoniche sono generate dalla realizzazione di una trasparenza totale a livello +355.00 mslm. La trasparenza, l’essenzialità strutturale, la semplicità delle circolazioni e degli accessi, le relazioni con il paesaggio vicino e lontano, la simultaneità delle percezioni, degli spazi interni ed esterni e diverse altre particolarità situano questo progetto tra le proposte più interessanti. La giuria esprime però alcune riserve in merito alla possibilità di conciliare tutte le qualità citate con i problemi dell’insolazione e isolazione termica.
Atelier Bolzani (4. rango / 4. premio)
I progettisti propongono un edificio compatto posto tra il nuovo Teatro dell’architettura, l’attuale palazzo Turconi e la chiesa dei Cappuccini. Si tratta di un edificio semplice in calcestruzzo, quasi un prisma che grazie ad un ritaglio nell’edificio annuncia l’entrata principale e al contempo crea una sequenza di spazi esterni che dialogano e si mettono in relazione con gli edifici circostanti.
L’edificio si sviluppa su tre piani, sfruttando la pendenza naturale del terreno verso la via Bolzani.
Al piano terra, al livello d’entrata, troviamo il foyer e un grande spazio che riceve luce dai grandi shed orientati a nord e che ospita i sei atelier. Da questo spazio si può accedere ai due piani sottostanti. Al primo piano interrato trovano posto la modellistica, le tre aule e gli uffici che ricevono luce naturale sfruttando l’inclinazione del pendio. Il secondo piano interrato ospita i depositi e le centrali tecniche.
La giuria apprezza l’intento di creare un edificio semplice e compatto, ma non convince il suo carattere “sub-urbano”.
Apprezza la scelta di creare al piano terra un grande spazio flessibile e suddivisibile che contiene i 6 atelier. La giuria esprime però qualche perplessità per il potenziale conflitto tra la geometria dello spazio e l’orientamento degli shed. Non convince del tutto la scelta di collocare le aule e gli uffici in un piano seminterrato che risulta troppo buio e ritiene che il collegamento con Palazzo Turconi non sia risolto in modo soddisfacente.
Imparare per osmosi (5. rango / 5. premio)
L’autore introduce, nella piano oggi frammentato del Campus dell’Accademia, un nuovo asse che crea nuove prospettive spaziali. Il collegamento di passaggi esistenti in un percorso organico dalla stazione ferroviaria al Campus costituisce il filo conduttore dell’intero progetto. I collegamenti esterni ed interni, scale e ingressi, sono elaborati tematicamente tenendo convenientemente conto della configurazione del terreno. L'ingresso principale al foyer conduce allo spazio comune con la struttura ospedaliera.
Nonostante una concezione generosa della posizione e valorizzazione del sito, emergono contraddizioni insostenibili rispetto ai requisiti richiesti per la piazza di smaltimento e di scambio del complesso ospedaliero.
L’edificio concepito come basamento configura le relazioni con l’edificio protetto Turconi, la chiesa dei Cappuccini e il nuovo edificio Teatro dell’architettura e viene a costituire la definizione del limite inferiore. Lo spazio interno, teso tra le due scale di collegamento, si protende come un “piede” nel contesto e forma una sorta di agora sormontato da un’ampia copertura. Circondati da ballatoi, gli spazi per la didattica sono progettati su due piani generando un’area condivisa tra studenti e docenti, adeguata ai metodi attuali dell’insegnamento e al tempo stesso sufficientemente flessibili per permettere innovazioni future. Questo spazio si pone come area centrale della scuola e consente installazioni multiple e utilizzi diversificati.
Come una sorta di membrana tra interno ed esterno, le pareti laterali presentano una scaffalatura continua dedicata al deposito e alla conservazione dei modelli e dei piani in corso di elaborazione, configurando una spazio interno di lavoro particolarmente stimolante per gli studenti. La concezione del progetto e la disposizione del corpo dell’edificio determinano una struttura urbana interessante e una linea guida per un ulteriore sviluppo.
Tuttavia, con il suo volume considerevole, l’edificio progettato si presenta come un gesto architettonico eccessivo in un contesto a scala limitata. Nonostante la rispettosa distanza dal Teatro, il posizionamento a ridosso del palazzo Turconi e soprattutto della chiesa risulta poco comprensibile. Il progetto esprime le sue qualità più significative nel grande spazio interno e nella chiara configurazione dei percorsi.
Scala (menzione)
La giuria considera questa proposta una forma di espressione poetica/narrativa, riconoscibile anche dal testo che accompagna il progetto. Il suo carattere teorico, che cerca di definire e declinare un tema tutto legato al concetto di “scala” intesa in un triplice senso: sia come elemento architettonico principale di connessione tra i diversi livelli, sia come grande scaffale accessibile che contiene la memoria dell’accademia, sia come fenomeno dimensionale, la scala dell’edificio come tema con il quale il fabbricato si mette in rapporto e in gioco con le preesistenze architettoniche ed il nuovo volume del Teatro dell’architettura. Il progetto propone riflessioni teoriche/metodologiche, il suo carattere sperimentale rispetto agli altri progetti, ha il pregio di riflettere su come oggi, una scuola di architettura di eccellenza e reputazione internazionale potrebbe svilupparsi.
La giuria ritiene che la riflessione contenuta in questa proposta vada segnalata con una menzione. La giuria esprime comunque perplessità dal punto di vista funzionale e da quello dell’espressione architettonica di approccio ecclettico, non conseguentemente approfondito.