Nuovo edificio ricettivo del Centro Sci Nordico di Campra, Valle di Blenio
Procedura selettiva
1 Zona Campra, 6718 Olivone
Data di pubblicazione
23.12.2015
Ente banditore
Centro Sci Nordico Campra SA
SIA 142
Gallery fotografica
Ente banditore e giuria
Membri tecnici o professionisti
- Gerardo Rigozzi (Präsident),
Membri non professionisti
- Roberto Zanetti,
- Gion Caminada,
- Nicola Vanzetti,
- Paolo Canevascini,
- Giovanni Guscetti,
- Arnaldo Burini,
- Piero Conconi,
- Givanni Pettinari,
Risultati del concorso
Estratto dal Rapporto della giuria
1. rango «Se una notte d'inverno...»
Il progetto viene apprezzato per l’inserimento architettonico nel paesaggio che mantiene la posizione attuale degli edifici. La nuova struttura ricettiva si pone come elemento compatto e preciso al posto delle preesistenze, tenendo conto della morfologia naturale del terreno, occupando la porzione di terreno già alterata dal punto di vista naturalistico. Il dislivello naturale del terreno è ripreso da uno zoccolo in calcestruzzo che contiene tutti i servizi e le infrastrutture funzionali all’utilizzo delle piste di fondo e della pista di ghiaccio, oltre ai servizi, alle centrali termiche e alle strutture legate all’esercizio della ristorazione e dell’albergo. Verso la strada del Lucomagno, a Ovest, lo zoccolo in calcestruzzo si presenta con la grande terrazza del ristorante che è anche terrazza d’accesso. Il progetto presenta un sistema tipologico e distributivo molto chiaro. Su questo zoccolo in calcestruzzo è posta la struttura ricettiva in legno, che ospita al piano terreno, oltre all’atrio d’entrata e le cucine, il refettorio e le sale conferenze che grazie a un sistema a pareti mobili sono modulabili fino a formare una grande sala unica e panoramica per eventi speciali. In posizione rialzata sopra la rimessa è disposta la sala multiuso che può essere realizzata in una seconda fase. Tutte le camere sono disposte sono disposte al primo piano secondo un modulo regolare e preciso in modo da permettere una gestione ottimale delle differenti tipologie di utenze, con una chiara ma flessibile distinzione tra la parte “qualità” e la parte «quantità». Rispetto alla prima fase la sezione costruttiva risulta più chiara e costruttivamente più semplice. Le distribuzioni tipologiche e funzionali sono state chiarite e la scelta di posizionare il locale wellness al secondo piano risulta chiara e condivisa. L’immagine pubblica è stata rafforzata in particolare verso la strada anche se la soluzione proposta ancora non convince pienamente. Il ricorso a setti in legno di grande formato modulati secondo il raster ripetitivo delle camere permette di avere tutto il piano terreno privo di elementi strutturali all’interno degli spazi, garantendo un massimo di flessibilità nella ripartizione e nella suddivisione degli spazi, sia in fase di progettazione, sia in fase esecutiva, che nel tempo.
2. rango «Barn»
Il progetto viene apprezzato per l’inserimento architettonico nel paesaggio che mantiene la posizione attuale degli edifici ed esprime un linguaggio che appare idoneo al contesto in cui si colloca. Nella relazione del progettista si parla di una proposta “serena” ed il termine appare appropriato. Chiara è l’impostazione e la suddivisione tra lo zoccolo in calcestruzzo che contiene relative funzioni che si possono definire di servizio e la parte in legno superiore che ospita i contenuti principali dedicati all’ospitalità. Viene apprezzata la volontà dell’edificio di comunicare con l’esterno, il bosco e la montagna da una parte e la piana dall’altra, in modo omogeneo sui due fronti, senza cercare un orientamento unilaterale. Tipologicamente l’edificio è organizzato per blocchi funzionali definiti spazialmente separati dalla circolazione comune. Nella fase di rielaborazione l’organizzazione dei blocchi si è ottimizzato e la proporzione tra gli spazi serventi e quelli serviti ne ha giovato, ma la difficoltà di gestione e fruizione degli spazi, come il collegamento immediato tra i diversi ambiti non appare soddisfacente. Lo spostamento al piano terra degli spazi del fitness ha giovato alla loro qualità ed accessibilità, anche se questo ha comportato una diseguaglianza della distribuzione dei contenuti nei due livelli rispetto alla prima proposta, quindi la ricerca di una soluzione non pertinente nel basamento. I percorsi risentono spesso di dimensioni non adeguate alle caratteristiche ed al tipo di clientela del Centro. La struttura con capriate del piano superiore riesce con molta fatica costruttiva a risolvere la libertà tipologica del piano terra ed appare incoerente con le caratteristiche statiche e di assemblamento proprie del legno. La terrazza principale del ristorante ha trovato una collocazione più consona spostandosi verso il piazzale di arrivo ma appare disgiunta dal resto degli spazi esterni coperti del piano terra. L’esecuzione a tappe non ha una corrispondenza tipologica chiara al piano delle camere e difficilmente può rinunciare a una costruzione completa in un’unica fase.
3. rango «Biancaneve»
Il progetto si posiziona in maniera centrale rispetto al pianoro che caratterizza l’area di concorso. In questo modo si libera una fascia di terreno verso nord/ovest in corrispondenza di quello che ora è il retro dell’edificio esistente. In questo nuovo spazio viene inserita la nuova pista di ghiaccio e l’edificio risulta libero sui suoi quattro lati. La volontà di rappresentare un edificio unico la si ritrova coerentemente nell’espressione formale delle facciate che si sviluppano in modo analogo su tutti e quattro i lati. L’edificio così come proposto si presenta come elemento di cesura nel pianoro di Campra e si pone in maniera eccessivamente e predominante rispetto al contesto. Uno zoccolo in calcestruzzo contiene gli spazi destinati al centro wellnes alla tecnica e agli spogliati. Il piano terra e il primo piano sono contenuti in una struttura lignea a filigrana che, aggettante sopra lo zoccolo caratterizza l’intero edificio. Al piano terreno trovano posto gli spazi pubblici del ristorante e della palestra mentre al primo piano sono contenute le zone destinate al pernottamento. La giuria ha apprezzato la ricerca costruttiva e il riferimento così come la sua espressione pubblica e rappresentativa. La proposta però non convince, in particolare, per la suddivisione trasversale, al piano terreno delle diverse funzioni negando la possibilità di una continuità tra i diversi spazi di ristoro. La terrazza che circonda l’edificio funge sia da percorso che da luogo di sosta e in questo senso è considerata troppo stretta e di difficile gestione. Lo sviluppo progettuale esprime la volontà di staccare l’edificio dal terreno ma l’arrivo sullo zoccolo è debole e l’entrata poco leggibile. La passerella di accesso non convince sia per la sua posizione che per il rapporto che crea tra l’edifico e il terreno. La pista di ghiaccio, così come la terrazza che vi si affaccia, sono posizionate in modo tale da risultare molto in ombra e per questo motivo, soprattutto la terrazza, sono di difficile utilizzo. Lo sgombero del ghiaccio dalla pista risulta molto problematico. L’accesso alle piste di fondo è difficoltoso in particolare per l’obbligo di dover utilizzare delle scale. La volumetria e le superfici complessive risultano eccessive determinando in modo negativo il costo dell’intervento.
4. rango «Fram»
Il progetto si posiziona analogamente all’edificio che va a sostituire, aprendosi però maggiormente verso tutto il suo intorno, evitando giustamente l’orientamento unilaterale odierno. La proposta si caratterizza per una chiara suddivisione, dichiarata formalmente e tipologicamente, in tre livelli sovrapposti: uno zoccolo in calcestruzzo che contiene tutti i servizi, un volume sospeso che ospita le funzioni essenzialmente legate al pernottamento e un piano più libero per le funzioni di accoglienza pubblica. L’articolazione programmatica è chiara e in generale ben risolta, ma è accompagnata da una forte connotazione strutturale e materiale che distingue i tre momenti ma che in definitiva risulta eccessiva a scapito dell’espressione unitaria dell’edificio e soprattutto dell’inserimento nel delicato ambiente circostante. L’eccessiva articolazione del volume si ritrova anche nella sistemazione esterna che propone una suddivisione in due parti dello spazio antistante l’edificio. Il grande sforzo strutturale necessario per sostenere il volume sopraelevato si basa sull’utilizzo di grandi travi trasversali di sostegno è di tale importanza e presenza da apparire quasi come un ulteriore livello architettonico, condizionando strutturalmente gli altri livelli e spazi che devono collaborare staticamente al sistema. L’atteggiamento presuppone inoltre costi importanti e presumibili difficoltà costruttive e di coibentazione, temi che non sono da sottovalutare data la locazione particolare. Un’ulteriore articolazione avviene a livello orizzontale nella proposta di una cesura netta dello zoccolo tra i contenuti della prima fase, praticamente tutte le strutture principali, e la sala multiuso ed il magazzino per i mezzi esterni, la cui edificazione può essere prevista in una seconda fase. Questa suddivisione, oltre a rispondere adeguatamente alla tempistica differenziata rendendo possibile l’utilizzo della palestra esistente durante l’esecuzione, come richiesto dall’ente banditore, forma una terrazza a disposizione degli utenti la cui trasversalità verso le differenti situazioni è ben apprezzata.
5. rango «Bucaneve»
Il progetto propone la nuova struttura ricettiva più a sud rispetto all’attuale. Questa scelta definisce due spazi con differenti caratteristiche: a nord i parcheggi e la pista di ghiaccio, a sud le piste di sci e il paesaggio naturale. Lo spostamento dell’edificio permette inoltre di mantenere in funzione quello attuale durante la realizzazione della nuova struttura. La lettura del luogo offerta dal progetto Bucaneve è precisa e l’impostazione urbanistica è interessante; in particolare la disposizione alternativa del nuovo edificio e la complementarietà rispetto alle costruzioni esistenti crea un limite e definisce aree funzionali ben distinte. La posizione dello stabile più a sud rispetto a quello che sostituisce aiuta a leggere la morfologia particolarmente differenziata del paesaggio ma genera un importante impatto del volume proposto. La lettura di due fronti lunghi aumenta eccessivamente la visibilità dello stabile di servizio. La sistemazione esterna da un lato è idonea per ospitare grandi eventi, ma dall’altro introduce diversi elementi che accrescono l’artificialità dell’impressione complessiva. Non sono inoltre da sottovalutare gli svantaggi nella gestione delle aree aperte, come lo sgombero delle masse nevose e il loro deposito. A livello funzionale la giuria ritiene che la proposta risponda in modo valido alle esigenze espresse nel bando. Il sistema costruttivo proposto è semplice e razionale.