Centro polivalente per anziani a Losone
Offenes Verfahren
24 Via La Paré, 6616 Losone
Publikationsdatum
17.11.2015
Auftraggeber
Fondazione Patrizia Losone
SIA 142
Galerie
Auftraggeber & Jury
Fachrichter
- Andrea Casiraghi (Architetto),
- Nicola Baserga (Architetto),
- Giorgio Tognola (Architetto),
- Cristiana Guerra (Architetto),
Sachrichter
- Corrado Bianda,
- Alberto Colombi (rappresentante del Municipio, presidente subentrante),
- Francesca Martignoni (rappresentante del Municipio, sostituto),
Wettbewerbsresultat
Rebatt
La giuria apprezza l’attenta lettura del contesto e la chiarezza dell’impostazione urbanistica. La perpendicolarità del nuovo volume rispetto a via Cesura, infatti, permette di preservare la continuità delle aree pubbliche e, contemporaneamente, di diversificarle attraverso un disegno accurato degli spazi e delle superfici destinate a verde. Inoltre, la centralità del volume rispetto all’area d’intervento ed il suo rigore geometrico manifestano adeguatamente la rilevanza pubblica della nuova sede.
Così, variamente caratterizzati, gli spazi pubblici a ovest dell’edificio, in prossimità dell’accesso alla nuova casa anziani e antistanti l’ingresso della casa anziani esistente, offrono una zona d’incontro e di accoglienza che dialoga, sullo stesso lato, con il giardino terrazzato dedicato agli ospiti del reparto protetto. Gli spazi pubblici ad est del nuovo volume, poi, sviluppano un disegno del verde quale parco pubblico urbano, mentre i posteggi previsti dal bando di concorso delimitano il confine lungo via Vigne.
Anche l’organizzazione dei piani dell’edificio appare altrettanto chiara nella sua impostazione. Il piano terra dell’edificio si risolve creando armoniose relazioni con le aree esterne e mostrando buone qualità spaziali e funzionali, così come il primo piano, dove il reparto protetto è in diretta relazione con il giardino ad esso dedicato. Ai piani superiori, invece, mentre si apprezza l’apporto di luce zenitale e la centralità degli spazi collettivi, si denota la necessità di migliorare il progetto degli spazi dedicati alla circolazione. Tali spazi risultano poco illuminati nelle parti terminali, nonostante i fronti laterali offrano l’opportunità di una maggiore relazione con l’esterno e il loro disegno risulta ancora immaturo in rapporto al progetto complessivo. Inoltre, al piano copertura, in fase di avanzamento progettuale, i vani scala potranno condurre esclusivamente ai vani tecnici e non a spazi abitabili o a superfici praticabili.
Malgrado il presente progetto si scosti in alcuni punti dal programma di concorso, la volumetria compatta, la scelta tipologica e il pragmatismo del concetto strutturale sono di notevole qualità tanto da rappresentare dei validi presupposti per una gestione progettuale incline alla razionalità, alla flessibilità ed al contenimento dei costi nei limiti presupposti.
Cocoon
Il volume si presenta come un solitario di tre piani, posato sull’area assegnata in prossimità di via Cesura. Lo separa da quest’ultima una striscia ridotta di verde che tutt’intorno circonda l’edificio.
Rispetto al contesto, mentre l’altezza contenuta di tre piani viene giudicata positivamente dalla giuria, il trattamento e la definizione degli spazi esterni lasciano qualche perplessità.
Il giardino Alzheimer non appare risolto in modo convincente: la topografia del sito, non perfettamente orizzontale, non viene tematizzata e l’assegnazione a funzioni diverse indicata nelle tavole non pare andare oltre l’indicazione astratta di pertinenze. L’intervento appare più orientato alla ricerca di un chiaro principio tipologico, piuttosto che all’istituzione di un rapporto strutturato con il luogo e lo spazio aperto.
L’ingresso posto ad ovest è indicato discretamente da una pensilina. Un’area pavimentata, che trova il suo corrispondente nell’ingresso della casa anziani posta dall’altro lato di via Cesura, intende mostrare la continuità del percorso che porta ai parcheggi esistenti. L’accesso all’interrato é convenientemente posto a Nord.
In merito all’organizzazione tipologica e all’interpretazione del tema, la giuria ha apprezzato la proposta basata fondamentalmente sul valore formativo della sezione e sulla ricerca della qualità spaziale ed architettonica che riesce a generare.
La disposizione delle terrazze interne alla corte, in continuità con i soggiorni al piano, la possibilità di una completa trasparenza tra i lati Nord e Sud caratterizzante gli spazi comuni al piano, costituisce un elemento di qualità valutato positivamente dalla giuria.
La volumetria é nella media. Alcuni aspetti costruttivi, non del tutto risolti, indicano che si potrebbe generare un onere finanziario aggiuntivo.
Se l’impostazione di una trama modulare per il controllo della costruzione appare plausibile, alcuni aspetti statici lasciano aperto qualche interrogativo.
Di fatto, alcuni elementi non rappresentati ma verosimilmente necessari finirebbero per essere in contrasto con le immagini offerte dai render o dalle sezioni, nonchè di impedimento al contenimento dei costi di realizzazione nei parametri indicati dal bando.
Briscola
La giuria coglie positivamente l’impostazione urbanistica del progetto che conduce alla definizione di un’ampia area pubblica verde tra via Cesura ed il nuovo edificio, ponendo la nuova struttura a ridosso del limite nord-est del lotto.
L’elaborazione morfologica del corpo architettonico mira ad una sua integrazione dimensionale nel contesto e definisce verso nord un’apprezzabile area esterna dedicata all’uso estivo.
L’organizzazione interna, invece, appare non convincente al piano terra, in quanto gli spazi collettivi non sono posti in diretta relazione con le aree pubbliche esterne, a dispetto dei vani accessori eccessivamente esposti. Viceversa, l’impostazione dei due piani destinati alle camere appare ottimale, sia nella disposizione delle camere orientate a sud verso il parco, sia nell’articolazione delle aree di circolazione e di condivisione, che offrono vari affacci e buona luminosità. Il giardino del reparto protetto, invece, appare eccessivamente esposto. L’espressione architettonica, seppur raffinata, non convince per il carattere eccessivamente domestico.
La volumetria proposta e la lunghezza di sviluppo delle facciate porrebbero delle difficoltà nel contenimento dei costi nei limiti presupposti.
Incentro
La giuria ha apprezzato la semplicità e la razionalità dell’impianto a pianta quadrata, che genera relazioni precise tra i contenuti del piano terreno e gli spazi esterni legati alla collettività. In particolare, a sud la zona d’ingresso si apre su Via Cesura che diventa spazio pedonale pubblico, ad ovest il soggiorno comune si apre verso il parco giochi e ad est la zona pranzo verso il parco pubblico, mentre sul lato nord si trova il collegamento di servizio all’infrastruttura.
Il collocamento del volume all’interno del sedime convince sia in rapporto alle preesistenze, sia agli spazi liberi che vengono generati, anche se, purtroppo, l’aspetto topografico non è stato sufficientemente approfondito (marcato dislivello del terreno naturale).
Continuano a non convincere, invece, alcuni aspetti già segnalati nel rapporto di prima fase: il porticato al piano terra che gira indistintamente sui quattro lati, indipendentemente dalla funzione che assume, ed il collocamento della camera mortuaria accanto alla zona cucina.
Anche la tipologia scelta per i piani superiori non è stata sufficientemente approfondita, in particolare in relazione all’illuminazione degli spazi di circolazione, all’orientamento dei pazienti all’interno di questi ed all’ubicazione dei soggiorni ai piani, eccessivamente isolati.
La struttura statica proposta, pilastri al piano terra e travi pareti ai piani superiori, non è stata coerentemente riportata nelle piante.
Il volume è contenuto ma le altezze libere dei locali, in particolare al piano terra, sono inferiori a quanto richiesto e a quanto necessario in base al concetto energetico proposto.
Domus Patrizia
La giuria ha apprezzato l’interessante impostazione volumetrica, ottenuta dall’adattarsi dell’edificio alla geometria irregolare del terreno, così come l’articolazione e la diversa distribuzione dei volumi, nonché gli affacci che ne risultano.
Altrettanto interessante è sembrato, nella prima fase di concorso, il frazionamento degli spazi esterni in zone differenziate. La richiesta di un approfondimento e della precisazione di questi aspetti è andata purtroppo disattesa nella seconda fase.
La distribuzione interna, intrigante e ariosa ai piani a 24 camere, diventa invece complessa al piano attico (reparto protetto) e, soprattutto, eccessivamente intricata al piano terreno, luogo della vita comunitaria e dei servizi collettivi.
L’espressione architettonica riesce comunque a legare i corpi frazionati in un insieme unitario.
Volume, superfici e costi sono nella media, leggermente esuberante l’indice di sfruttamento; discreto è stato giudicato l’adattamento alle esigenze tecniche ed energetiche, penalizzato però dallo sviluppo delle facciate.
Riri
L’edificio si presenta in pianta come un rettangolo allungato nel senso est/ovest.
Il suo inserimento nel contesto, che intende perseguire una cucitura tra elementi presenti, se da una parte appare orientato a rafforzarne l’allineamento lungo la strada, dall’altra, segnando con forza su di uno zoccolo rialzato, parzialmente sovrastato da uno sbalzo dei piani superiori, la presenza dei locali collettivi orientati a sud, li mantiene separati dalla strada.
La relazione con la topografia appare studiata con la creazione di aree diversamente trattate a diverse quote. Questo aspetto ha avuto una evoluzione positiva con l’approfondimento svolto dall’autore nella seconda fase. Il principio distributivo “ad elica” si é mantenuto coerente con l’impostazione della prima fase. Gli spazi comuni al piano hanno acquistato una migliore caratterizzazione. Benché accettabile e accettata già in prima fase, resta tuttavia non ideale il posizionamento di un elevato numero di camere rivolte a Nord. In qualche caso i corridoi sono inferiori alla larghezza minima di 2.40.
L’espressione formale, la composizione ed il linguaggio della facciata suscitano invece una forte perplessità nella giuria, apparendo soprattutto poco convincenti nei riguardi dell’intorno, costituendo un aspetto critico del progetto.
Il motivo della strombatura del muro, che allude al suo spessore ed alla sua profondità, mal si concilia con le logge a sbalzo.
La monoliticità che l’edificio o il volume sembrerebbe voler esprimere, in virtù della riduzione al minimo dei materiali di facciata (vetro/beton) e della sua espressione plastica, appare in contrasto con la frammentazione dei corpi componenti e, soprattutto, con il protagonismo delle fughe che indicano il montaggio di elementi prefabbricati.
Dunque, l’espressione architettonica non risulta essere troppo felicemente coniugata e, soprattutto, appare estranea al luogo, così lo sforzo di esprimere il carattere pubblico dell’edificio sconfina in un eccesso che lo allontana dalla sua integrazione con il contesto.
Contrada
Fin dalla prima fase di concorso, la giuria ha giudicato positivamente la tipologia dell’edificio, in particolare il frazionamento in unità strutturali distinte ma collegate, che riconducono ad una scala di quartiere.
Altrettanto interessante è la creazione di spazi esterni definiti, con una piazzetta a carattere urbano verso Via Cesura, che si collega all’esistente Fondazione Patrizia, e con un parco disegnato sul retro dell’edificazione proposta.
Gli approfondimenti richiesti per la seconda fase hanno purtroppo condotto a soluzioni che, invece di affinare e migliorare gli aspetti carenti, hanno in parte snaturato le qualità del progetto: la disposizione dei volumi, da compatta e controllata si è fatta irregolare e meno precisa; gli spazi interni hanno perso in trasparenza e unitarietà, frazionando e disperdendo le aree comunitarie, generose ma troppo numerose e disgiunte; la scelta di aggiungere un quarto livello dove ospitare il reparto Alzheimer ha fatto lievitare volumi e costi, creando spazi interni ed esterni in esubero rispetto alle richieste di programma.
L’espressione architettonica è interessante e coerente con le scelte progettuali.
Buono è stato giudicato il concetto energetico, risolto con soluzioni particolari, nonostante l‘importante sviluppo della facciata.
Hortus
La giuria ha apprezzato l’impianto proposto, che risponde alla complessità del luogo con un volume articolato che vuole ridurne l’impatto visivo. Purtroppo, la trasparenza al piano terra, che collegava la parte nord del sedime con quella a sud, è andata persa nella rielaborazione della seconda fase.
Pure la qualità degli spazi comuni ai piani, generati dalla composizione a moduli delle camere, non ha convinto la giuria nella fase di rielaborazione.
Il giardino Alzheimer, posto all’ultimo piano, benché rielaborato sulle indicazioni di prima fase, appare poco funzionale in relazione ai bisogni dei pazienti ed appesantisce inutilmente la composizione volumetrica che si presentava più chiara nella prima fase.
L’espressione architettonica della facciate non è coerente con la tipologia scelta per le piante.
Gli spazi esterni non sono stati sufficientemente approfonditi in relazione alla loro valenza pubblica ed alla topografia (marcato dislivello del terreno naturale).