Ampliamento Istituto Miralago di Brissago
Offenes Verfahren
12 Via Crodolo, 6614 Brissago
Publikationsdatum
10.03.2017
Auftraggeber
Fondazione Famiglia Ireneo e Giovanna Rinaldi
SIA 142
Galerie
Auftraggeber & Jury
Fachrichter
- Raffaele Cavadini (arch., Muralto),
- Sabina Snozzi Groisman (arch., Locarno),
- Saverio Wezel (arch., Locarno),
- Rolando Zuccolo (arch., Mendrisio),
Sachrichter
- Diego Erba (presidente Consiglio Fondazione Rinaldi, Locarno),
- Mattia Mengoni (direttore Istituto Miralago, Brissago),
- Roberto Roncoroni (dir., direttore OTAF Sorengo),
Wettbewerbsresultat
Introduzione
Nel 1975 l'Istituto Miralago ha iniziato la sua attività quale internato destinato ai bambini per i quali era necessaria una struttura protetta e pluridisciplinare, dotata di classi speciali, di atelier di preformazione professionale e di settori sia pedagogici, sia terapeutici destinati alle cure globali e particolari, tra cui la fisioterapia e i trattamenti logopedici.
Gli stabili nei quali l'Istituto Miralago promuove le sue attività - che attualmente sono rivolte a persone di ogni fascia d'età con deficit intellettivi, fisici e/o associati -, sono stati costruiti nel 1984 (ala abitativa) e nel 2002 (ala occupazionale).
L'ente banditore ha individuato gli esatti contenuti e l'ubicazione degli stessi, in un'area centrale, tra i due edifici principali, a sostituzione dell'attuale «casetta arcobaleno», che non ha più nessuna funzione attiva. Altre ubicazioni sono state precedentemente valutate e scartate dalla committenza. La nuova proposta permetterà di ridisegnare e ordinare la zona centrale, che ora appare sacrificata.
Con un concorso di architettura si è inteso dare una risposta architettonica alla necessità di costruire ulteriori spazi dedicati in particolare alla residenza di persone con esigenze di accompagnamento intensivo, tramite un progetto di qualità, ben inserito nella situazione morfologica, correttamente relazionato con il resto delle attività presenti e che offra nel contempo spazi stimolanti rispetto al tema, peculiare e delicato, ai suoi futuri utilizzatori.
Raccomandazione e considerazioni finali
Conformemente all'articolo 23 del Regolamento dei concorsi d'architettura e d'ingegneria SIA 142 la Giuria raccomanda all'unanimità al committente di attribuire il mandato di progettazione e realizzazione all'autore del progetto classificato al 1° rango / 1° premio.
Il progetto «piazzetta miralago» raccomandato dalla Giuria al committente per il proseguimento della progettazione e della realizzazione dovrà essere ulteriormente approfondito in base alle osservazioni emerse nel presente rapporto. Per questi approfondimenti la Giuria, o parte di essa, è a disposizione della committenza quale accompagnamento nella ricerca della proposta definitiva, alfine di sviluppare il progetto conformemente ai bisogni e agli obiettivi del committente e dei fruitori.
Commenti ai progetti
1. rango «piazzetta miralago» (Architetti Bianchi Clerici)
Come suggerisce il progettista, con un solo gesto, si cerca di risolvere più problematiche. La principale è quella della creazione di un vero spazio pubblico esterno fruibile e controllato, a ridosso dello stabile occupazionale, che diventa il prolungamento del grande terrazzo già esistente, oltre che punto di snodo dei percorsi dell'intero complesso. Alla definizione di questo spazio contribuisce la creazione dei locali collettivi relativi ai nuovi contenuti. Per rispondere a questa complessa condizione di partenza orografica, la proposta distingue queste due funzioni, quella collettiva posizionata al livello superiore e, un piano sotto, quella privata posta a coronamento dello zoccolo in pietra, zoccolo coerente con le tipologie costruttive del luogo.
La Giuria apprezza l'estrema semplicità con cui questo risultato è raggiunto. Ciò contribuisce a ridurre la complessità insita nel luogo, risolto come nuovo elemento che riordina l'intera area tra i due edifici esistenti. L'immagine dell'intero Istituto ne viene valorizzata, riportando il complesso a elementi essenziali propri del luogo. Questo gesto si traduce coerentemente nella scelta di un linguaggio architettonico essenziale, che riflette i contenuti dell'edificio.
L'espressione del prospetto del livello delle camere dimostra come le possibili problematiche (foniche, visive, dell'intimità) con il loro posizionamento siano state seriamente affrontate. La disposizione su un unico livello delle camere, figlia di una esigenza architettonica, è ottimale dal punto di vista della gestione dell'utenza. La struttura tipologica dell'impianto è quindi chiara, distinta e coerente.
La Giuria s'interroga sulla possibilità di dare maggiore continuità spaziale con la terrazza dello stabile occupazionale, attraverso un collegamento più diretto che scavalchi le rampe proposte. Ritiene indispensabile la realizzazione di una scala di collegamento interna tra i due livelli.
Sono pure da approfondire o ripensare gli accessi e i collegamenti esterni tra i vari livelli. In questa riflessione potrebbe rientrare la leggittimità del mantenimento dell'attuale lift dei fornitori.
2. rango «Pendirone» (Michele Arnaboldi Architetti)
L'ampliamento è proposto quale continuazione volumetrica dello stabile occupazionale. La Giuria comprende e apprezza questo atteggiamento, che dal punto di vista insediativo propone di non aggiungere ulteriori volumi, liberando in questo modo la valle del riale. Lo spazio esterno che ne risulta è però meno efficace rispetto alla necessità di un luogo collettivo che sia di chiaro riferimento all'intero complesso. Il posizionamento arretrato e sopraelevato rende autonomo e ben risolto il nuovo corpo architettonico, che si rispecchia nella qualità e nella chiarezza degli spazi interni, sia a livello degli ambienti collettivi sia di quelli più privati, instaurando nuovi rapporti qualificanti con le situazioni che lo attorniano.
L'impianto tipologico centrale scelto, oltre a ridurre gli spazi di circolazione, offre l'opportunità di un'organizzazione differenziata nella disposizione dei locali. Il linguaggio architettonico è preciso, attrattivo e coerente.
Meno convincente è l'articolazione delle aree esterne, troppo complesse rispetto alle esigenze e fruizione dell'utenza; la loro ubicazione, non è in stretta connessione con gli ambienti interni principali. Il posizionamento del nuovo volume arretrato rispetto all'entrata a livello della strada cantonale, rende inutilmente prolungati i percorsi di accesso e di avvicinamento in rapporto all'utenza.
3. rango «la città invisibile» (Homa architetti)
La Giuria condivide l'idea espressa di non inserire un ulteriore edificio a complemento della situazione esistente, ben comprensibile a livello volumetrico, e nella scelta di non porre funzioni abitative alla quota della passerella di collegamento esterno. Questo si traduce in una grande terrazza che però, priva di nuovi contenuti importanti, appare indebolita rispetto alle intenzioni.
La scelta tipologica propone un'organizzazione di convivenza tra gli spazi collettivi e individuali in cui entrambi i livelli delle camere hanno un finale che culmina nel grande doppio spazio, aperto verso nord. Questa integrazione ha il pregio di conferire un carattere domestico e di intimità alla zona di soggiorno, ma ha il limite di renderlo esclusivo rispetto al resto dell'Istituto. La grande apertura, potenzialmente favorevole nell'orientamento, è però troppo direzionata verso lo stabile abitativo esistente. Il linguaggio architettonico è sobrio e coerente.
4. rango «pane e tulipani» (Roberto Briccola architetti)
Risolto nelle intenzioni come naturale prolungamento dello zoccolo dello stabile occupazionale e collocato parallelamente allo stabile abitativo, il progetto è coerente volumetricamente rispetto a queste scelte insediative. Ne nasce uno spazio collettivo esterno di pregio e ben collocato, che permette di raccordare i percorsi esistenti.
L'attenzione riservata all'impostazione generale porta all'organizzazione delle stanze su un unico livello, all'interno dello zoccolo, polungandone il linguaggio. La soluzione parzialmente interrata comporta limiti spaziali e di relazione con la luce naturale e con l'esterno. L'affinamento architettonico e l'organizzazione tipologica in questo senso risultano tuttavia schematiche.