Ampliamento dell’Ospedale Regionale Beata Vergine di Mendrisio
Offenes Verfahren
23 Via Alfonso Turconi, 6850 Mendrisio
Publikationsdatum
19.12.2014
Auftraggeber
Ente Ospedaliero Cantonale Area tecnica
SIA 142
Galerie
Auftraggeber & Jury
Fachrichter
- Marie-Claude Bétrix (architetto ),
- Vincent Mangeat (architetto ),
- Raffaele Cavadini (architetto ),
- Attilio Panzeri (architetto ),
- Claudio Pellegrini (architetto ),
- Sabina Snozzi Groisman (architetto ),
Sachrichter
- Daniele Caverzasio (membro CDA dell’EOC ),
- Mario Ferrari (Vice pres. CDA dell’EOC ),
- Graziano Selmoni (direttore OBV ),
- Mitka Fontana (Mitka Fontana, architetto, Comune di Mendrisio),
- Franco Ranzoni (architetto, in rappresentanza dell’Ente banditore),
- Michele Raggi (ingegnere, Comune di Mendrisio ),
Wettbewerbsresultat
Estratto dal rapporto della giuria
HOSPES (1. rango / 1. premio)
Il progetto propone l’inserimento di un edificio lungo il lato sud-ovest del sedime che si sviluppa dall’ospedale esistente verso la via Turconi. Il nuovo corpo edilizio è organizzato su due piani interrati e su tre livelli fuori terra. L’altezza dell’edificio è tale da rapportarsi con quella del quartiere residenziale alle sue spalle. A piano terreno del nuovo edificio, nel punto di contatto dei due corpi sfalsati, è situato un portico con il nuovo accesso. Una porzione di terreno del parco degrada verso una piazza interrata che dà accesso e luce naturale al P -1 e crea contatto diretto con l’autorimessa. Un elemento centrale, che funge da spina ordinatrice del progetto, contiene due corridoi esterni necessari alla circolazione nonché i collegamenti verticali ed i locali di servizio. A questa spina centrale si appoggiano due corpi sfalsati, contenenti le funzioni principali, orientati uno sul giardino e l’altro sul quartiere abitativo a sud-ovest. La sistemazione esterna, che è semplice e chiara, si imposta a partire dal percorso centrale pedonale.
La giuria ha apprezzato l’inserimento urbanistico e la scelta di riprendere il tema del padiglione per quanto attiene il confronto con l’edificio principale esistente. La scelta di densificare e rendere abitabile anche il piano interrato viene apprezzata così come la proposta di una nuova topografia artificiale che permette di portare luce naturale anche verso il basso. Oltre a una nuova definizione dello spazio esterno del parco questa proposta permette una maggiore densificazione del piano interrato Una delle qualità del progetto HOSPES è sicuramente quella di un inserimento estremamente calibrato nel contesto degli edifici pubblici esistenti, collaborando in modo chiaro alla definizione di uno spazio urbano unitario di notevole pregio e dimensioni per il borgo di Mendrisio.
La qualità di questo spazio pubblico è raggiunta in primo luogo attraverso un preciso controllo delle gerarchie volumetriche dove all’ospedale attuale viene attribuito il ruolo di principale protagonista. I due lati concorrono alla definizione dell’insieme l’edificio del Turconi, con il futuro teatro dell’Architettura, ed il nuovo padiglione che delimita e costruisce lo spazio pubblico sul lato sud-ovest. Il nuovo edificio si relaziona in modo adeguato anche verso il fronte a carattere residenziale che si trova a sud-ovest del comparto, riproponendo la medesima altezza.
Tra i cinque progetti finalisti che si sono inseriti secondo questo principio, HOSPES è quello che si propone con una massa più ridotta e con un’altezza che fa da pendenteproprio al Turconi. Questo risultato è raggiunto attraverso un’ottimizzazione dell’impianto strutturale e planimetrico, che prevede un principio di tripartizione (con una distribuzione interna attraverso due corridoi ed un nucleo centrale di servizi) e attraverso la messa in opera di una serie di spazi ipogei adeguatamente risolti che permettono un utilizzo razionale del primo piano interrato.
La configurazione strutturale con il doppio corridoio permette di risolvere in modo adeguato l’aggancio all’ospedale attuale con una dovuta distanza da esso in modo da poter garantire alla parte che si configura verso la piazza un notevole grado di autonomia, introducendo un elemento di qualità spaziale come il portico che rafforza il carattere pubblico del luogo. Allo stesso modo l’impianto strutturale scelto permette una gestione funzionale ottimale tra gli spazi serviti e gli spazi serventi ed una precisa distribuzione e gestione dell’impiantistica. L’impostazione spaziale tripartita non è comunque formulata in modo rigido, ma attraverso l’adozione di un principio di piano libero che garantisce un elevato grado di flessibilità a seconda dei contenuti.
Questa scelta fondamentale porta a una soluzione chiara, anche per la proposta della facciata, dove una trama esterna di elementi verticali fissi in alluminio da all’edificio un carattere di unitarietà e risolve attraverso un sistema stratificato le differenti necessità degli spazi interni. La sistemazione esterna è risolta in modo semplice e corretto. Un impianto chiaro nella gerarchia dei percorsi mette in relazione i diversi accessi del complesso ospedaliero. La giuria apprezza la scelta di mantenere gran parte dell’alberatura esistente, ma soprattutto il nuovo significato che le si attribuisce nella gestione degli accessi all’ospedale. Tuttavia non condivide il prolungamento in forma di rampa dello spazio del cortile seminterrato fino alla via Turconi. Una soluzione più definita del cortile come già era proposta dal progettista nella prima fase è sicuramente più convincente.
Per quanto fin qui valutato, il progetto nei suoi aspetti architettonici urbanistici convince pienamente la giuria.
Restano aperti ancora i seguenti aspetti che possono essere oggetto di approfondimento:
- il tema delle corti e del relativo rapporto con gli spazi sotterranei, fondamentale nello sviluppo di questo progetto, dovrebbe essere rivisto con una maggiore attenzione anche per gli spazi rivolti a sud-ovest.
- il percorso pedonale di collegamento con la stazione ferroviaria, richiesto nel bando di concorso, dovrebbe essere prolungato fino a via Turconi senza pregiudicare la qualità di vita degli spazi ospedalieri.
- il progetto dovrebbe affrontare il tema degli spazi tecnici sul tetto in modo più esaustivo, così da trovare una soluzione che garantisca un controllo formale della copertura espressa come una quinta facciata, in questo caso particolarmente importante soprattutto nei confronti dell’ospedale esistente.
UN PONTE A MENDRISIO (2. rango / 2. premio)
Il progetto «Un ponte a Mendrisio» rientra nella categoria dei sei progetti finalisti che si sono collocati sul limite sud-ovest del comparto, al fine di costruire un unico grande spazio pubblico gestito con l’attuale ospedale, col vecchio Turconi e con il futuro teatro dell’Architettura.
Come altri progetti di questo tipo propone un impianto planimetrico tripartito con due corridoi distributivi. L’edificio è costituito da un volume compatto con due piani interrati e 5 fuori terra ed è posto su grandi pilastri che creano al piano terreno un ampio portico nel quale si trovano gli spazi comuni e gli accessi verticali ai vari livelli. La struttura adottata ai piani superiori garantisce una relazione ottimale tra spazi serventi e spazi principali, inglobando nella parte centrale quasi tutti i collegamenti verticali e parti di servizio. Inoltre l’edificio ospita due grandi cavedi allungati aperti verso il cielo per portare luce naturale all’interno della struttura.
La giuria premia anche in questo caso il principio insediativo adottato e riconosce un’apprezzabile qualità formale dell’edificio proposto, che ricalca modelli tipologici modernisti conosciuti. Ma proprio come questi ultimi si presenta come oggetto autonomo che nel caso particolare vista l’imponente volumetria, prevarica fortemente il ruolo principale che l’attuale ospedale dovrebbe continuare a svolgere.
Non bisogna dimenticare che malgrado la voluta autonomia funzionale e formale l’ampliamento auspicato resta in ogni caso subordinato all’edificio dell’ospedale esistente la cui immagine è una costante della vita nella regione da almeno un trentennio.
D’altro canto l’impatto volumetrico dell’edificio diventa problematico anche nei confronti del quartiere residenziale posto a sud-ovest del comparto composto da singole palazzine di tre piani. Il grande zoccolo previsto sottolinea decisamente il carattere pubblico dell’edificio e assorbe la spazialità della piazza antistante. Questo spazio così generoso ospita oltre all’entrata e agli spazi di circolazione verticali, una caffetteria e alcuni luoghi di svago per degenti e visitatori inglobando non da ultimo il percorso di collegamento tra la stazione ed il nucleo storico. La giuria si interroga tuttavia sull’effettiva necessità e legittimità dell’adozione di un principio di totale trasparenza, il quale abbinato alle scelte strutturali messe in opera rende problematica un’effettiva abitabilità di questo grande atrio.
Un’attenzione particolare è stata data dai progettisti alla soluzione dei prospetti principali adottando un concetto costruttivo che prevede una doppia struttura altamente sofisticata. Il desiderio formale di fondo è quello di mettere in opera un principio di serialità neutrale da contrapporre a quello delle balconate che strutturano il prospetto dell’edificio esistente. Il risultato formale dell’insieme è sicuramente interessante. La giuria si interroga tuttavia sull’effettiva efficacia di tale sistema così complesso per risolvere tempi essenziali, rigorosamente sottolineati nel bando, riguardanti problemi energetici, di protezione solare e non da ultimo di comfort abitativo.
La giuria apprezza in generale quanto proposto per la sistemazione esterna. Il progetto ripropone l’asse principale di accesso e le sue alberature dividendo lo spazio pubblico in due zone distinte: una a verde verso il Turconi, l’altra pavimentata a piazza antistante il nuovo edificio. Viene così risolta in modo intelligente la problematica delle due entrate e quella della definizione spaziale della piazza.
MOMOMO (3. rango / 3. premio)
Il progetto propone l’edificazione di un corpo posto lungo il lato sud-ovest del fondo con una testa arretratada via Turconiper salvaguardare il cedro, che potrebbe costituire il portale d’ingresso al complesso ospedaliero.
La giuria ha apprezzato l’inserimento urbanistico del nuovo edificio, che conferisce qualità allo spazio pubblico circostante; questo atteggiamento ha pure il pregio di riconoscere un ruolo preponderante all’ospedale esistente.
Tuttavia la giuria ritiene ingiustificata l’enfatizzazione di quello che vorrebbe essere un portale d’accesso poiché-contrariamente alle intenzioni - quanto proposto non costituisce né l’accesso principale dell’OBV né quello del nuovo edificio.
L’edificio è caratterizzato da un volume compatto che si articola su due piani interrati e cinque fuori terra.
Al pianterreno, nel grande portico, oltre al bar, si situano i blocchi che caratterizzano i tre collegamenti verticali.
Ad eccezione del terzo piano, su tutti gli altri livelli il percorso è definito da un corridoio centrale che distribuisce le diverse funzioni richieste dal bando. Al terzo piano invece il corridoio si sdoppia alfine dievitare l’utilizzo dei reparti IOSI e Emodialisi come zone di transito.
La scelta di proporre una tipologia di edificio con ununico corridoio centrale non permette una corretta gerarchia tra spazi servienti e serviti e ne compromette l’organizzazione e l’arredabilità degli spazi interni.
Il sistema costruttivo a pilastri (plan libre) non è stato sfruttato in modo soddisfacente.
OBVision (4. rango / 4. premio)
Il progetto si sviluppa lungo il limite sud-ovest dell’area di concorso.
L’impianto planimetrico proposto è caratterizzato da tre settori distinti; un nucleo centrale di servizio destinato ai collegamenti verticali e due corridoi distributivi che relazionano le due ali laterali che contengono gli spazi di lavoro e di degenza.
Il progetto si articola su due piani interrati e quattro fuori terra. Il collegamento con l’edifico attuale è previsto nell’angolo sud-est.
Il portico al piano terra, verso il parco, diventa il percorso principale d’ingresso per l’ospedale e il nuovo edificio. Infatti si prevede di eliminare l’attuale entrata all’ospedale mediante la formazione di un nuovo atrio che servirà si all’ospedale che il nuovo edificio.
Al pianterreno, a seguito della formazione del nuovo ingresso, verranno a mancare dei locali; questi saranno recuperati riorganizzando i locali dell’ospedale esistente.
Purtroppo alcuni locali non dispongono di luce naturale, come richiesto dal bando.
La proposta di spostare l’accesso sull’angolo sud-est dell’edificio esistente è interessante nonostante presenti dei problemi di gestione dei percorsi e di distribuzione tra i due edifici.
Il rapporto pubblico dello stabile verso il parco, dato il sistema strutturale a forcella, non convince e mal si comprende perché lo stesso concetto sia applicato per sostenere la copertura d’accesso all’ospedale primario. Tale soluzione in realtà è come una chiusura e non garantisce la dovuta permeabilità che un portico deve avere verso un spazio pubblico.
Il sistema strutturale viene proposto sia sul lato del parco, sia verso il confine sud-ovest; un’ambiguità ingiustificabile.
Il raccordo con il corpo principale dell’OBV appare assai invasivo. La sovrapposizione con l’edificio esistente compromette assai la lettura di edificio primario.
L’espressione architettonica del corpo della scala di emergenza non è convincente.
La giuria ha apprezzato l’approfondimento circa la funzionalità e l’architettura interna delle camere così come lo studio relativo alla partitura delle facciate, ottimo esempio di simbiosi funzionale e formale tra interno ed esterno.
La proposta di sistemazione esterna non corrisponde al carattere urbano che questo luogo dovrà assumere per il borgo di Mendrisio.
GRAFFETTE (5. rango / 5. premio)
Il progetto propone l’inserimento di un edificio, composto da due corpi, lungo il lato sud-ovest del fondo, uno ortogonale all’ospedale esistente e il secondo parallelo al Palazzo Turconi. Nello spazio tra le due ali si situano i collegamenti verticali e dei cavedi che consentono di portare la luce naturale all’interno dell’edificio.
Tramite la formazione di una nuova piazza pedonale, sita nell’angolo tra l’edificio dell’OBV e la nuova ala, si articolano gli accessi all’ospedale.
L’edificio si sviluppa su due piani interrati e cinque fuori terra.
Al piano terreno si trovano l’atrio di ingresso, il bar e il centro diurno.
Ai piani superiori due corridoi si snodano lungo la zona centrale.
Nella prima fase la parte centrale dell’edificio era occupata dai collegamenti verticali e da altri spazi pubblici che esaltavano la relazione con il cedro secolare e nel contempo portavano luce all’interno.
In seconda fase, purtroppo, il progetto ha perso gran parte delle sue qualità a seguito della chiusura delle estremità del nucleo centrale.
Di conseguenza la divaricazione dei due corpi principali diventa un semplice gesto formale.
Gli accessi non sono stati risolti e non convincono. Le aperture a cerchi nella muratura del piano terra generano uno spazio interno labirintico e confuso.
Il sistema a doppio corridoio proposto per la distribuzione interna permette una gestione funzionale ottimale tra gli spazi serviti e quelli servienti. Questo sistema distributivo risulta inoltre efficace per la gestione dell’impiantistica.
La giuria ha apprezzato l’espressione formale delle facciate. La sistemazione esterna distingue in modo chiaro la zona sistemata a verde da quella pavimentata.
SPAZI PUBBLICI (6. rango / 6. premio)
Il progetto propone l’inserimento di un edificio a L con il corpo principale posto parallelamente alla facciata principale dell’OBV e alla via Turconi. L’altra ala costituisce il collegamento con lo stabile esistente.
Al piano terreno un grande portico si relaziona con il fronte stradale.
Il blocco di collegamento, con il corridoio posto verso la corte interna, contiene i locali di servizio e alcuni locali dei reparti. Nel blocco principale, attraversato da un corridoio centrale, si trovano gli spazi principali dei vari reparti.
Nella prima fase la giuria aveva ritenuto opportuno indagare la possibilità di un nuovo edificio che andasse a completare quello esistente con un sistema a corte, quasi come l’attuale OBV.
Tuttavia questa impostazione pone, da un lato il problema del dimensionamento della corte e dall’altro del tipo di spazio pubblico che si vuole ottenere verso via Turconi.
L’analisi più approfondita dei diversi aspetti funzionali ha dimostrato i limiti di un tale impianto, in particolar modo in relazione all’eccessiva e irrazionale lunghezza dei percorsi distributivi.
Per quanto riguarda la sistemazione degli spazi pubblici l’interno della corte è valutato in modo positivo. Il rapporto del nuovo edificio con via Turconi lascia non poche perplessità.
limite (7. rango / 7. premio)
Il progetto propone l’inserimento di un edificio lungo il lato sud-ovest del sedime che si sviluppa dall’ospedale esistente verso via Turconi. Un elemento centrale funge da spina ordinatrice del progetto ed è caratterizzato da due corridoi esterni, che contengono i collegamenti verticali e i locali di servizio. Gli spazi serviti sono organizzati lungo la fascia perimetrale, si aprono verso nord-est e sud-ovest e hanno tutti luce naturale. L’edificio si articola su due piani interrati e quattro fuori terra. L’utilizzo del sistema a doppio corridoio è funzionalmente corretto. Lo sfalzamento in due corpi è interessante, ma la distribuzione degli spazi interni non utilizza in modo ottimale il potenziale di questa tipologia.
Funzionalmente il raccordo con l’edificio esistente non è corretto. L’interessante proposta di contenere l’edificio in quattro piani fuori terra impone di conseguenza la densificazione dei contenuti al piano terreno. L’espressione architettonica dell’edificio è quella di un grande padiglione chiuso, una tipologia introversa che è in cotrasto con il concetto di spazio pubblico proposto dal progettista.
ABBRACCIO (8. rango / 8. premio)
Il progetto propone l’inserimento di un edificio a L con un’ala posta parallelamente alla facciata principale dell’ospedale lungo via Turconi, mentre sul lato sud-ovest del terrenosi sviluppa l’altra ala, che funge da collegamento con lo stabile esistente.
L’edificio si articola su due piani interrati e cinque fuori terra. Al piano terreno del corpo principale un grande portico con specchi d’acqua caratterizza il rapporto con il fronte stradale; via Turconi. Sia il blocco di collegamento, con il corridoio posto verso la corte interna, che il corpo principale, con il corridoio al centro, contengono i locali di servizio e i locali principali. Al terzo piano il corridoio si raddoppia per soddisfare le esigenze di distribuzione imposte dal bando. Sulle teste dei blocchi sono ubicati i percorsi verticali.
Nella prima fase la giuria aveva ritenuto opportuno indagare la possibilità di un nuovo edificio parallelo a quello esistente con un collegamento a tutti i piani, che generasse un nuovo spazio pubblico a corte. Rispetto alla proposta analoga del progetto «spazi pubblici» è chiaramente leggibile la volontà di dare continutità allo spazio verde antistante il Turconi e anche all’interno della corte. Discutibile invece l’idea di proporre anche sotto il portico una sistemazione a giardino. Gli aspetti distributivi interni, i percorsi, risultano troppo lunghi e nel caso specifico l’organizzazione non soddisfa le richieste funzionali prescritte nel bando. La poposta di aprire dei locali sul pianerottolo della scala d’emergenza non è accettabile. Molti locali sono senza luce naturale. La proposta di giardini interni e vuoti ai diversi piani risulta improponibile.